Ospitiamo in questa pagina i testi del prof. Sergio Clarotto che presentano il nostro paese.
A lui inviamo il nostro speciale ringraziamento per la sua gentile disponibilità.

 

 SAN GIOVANNI DI CASARSA 

Descrizione del territorio casarsese utile alla conoscenza del sito per i visitatori e gli amici del “Cjamina Ridint”

 

S. GIOVANNI E IL SUO AMBIENTE

 

 

 

 

IL PAESAGGIO

 

Posto a 42 metri sul livello del mare, nella fertile pianura alluvionale che si estende tra la riva destra del  fiume Tagliamento a est e del fiume Lin ad ovest, a quattro chilometri a nord di S. Vito al Tagliamento e a un chilometro dalla strada statale Pontebbana che attraversa Casarsa della Delizia, il paese di S. Giovanni si presenta al visitatore come un tranquillo e sereno centro tipico e simile a molti altri insediamenti abitativi che caratterizzano il territori della media pianura friulana.
Ovviamente dal dopoguerra ai nostri tempi l’aspetto del paese è mutato sensibilmente sotto l’influsso del progresso e della modernizzazione, che ha mutato il tenore di vita e i costumi degli abitanti. Vissuto infatti fino ad alcuni anni fa di un’economia prevalentemente agricola condotta a vigneto, zootecnia e coltivazione dei cereali, si è via via trasformato in un’economia mista con manodopera qualificata anche nel settore dell’industria, del commercio e dei servizi.

S.Giovanni conta oggi poco più di 4000 abitanti e fa parte del comune di Casarsa della Delizia.

 

 

LE ACQUE

 

 

S. Giovanni ha legato la vita della sua gente a tre importanti corsi d’acqua.

La roggia Versa, dalla quale prende il nome la località di Versutta, nasce nella zona delle risorgive casarsesi in località “Staipa”, scorre tra i campi e, dopo aver attraversato S.Vito, si riversa sul fiume Lemene.

Il centro del paese è attraversato dalla Roggia Mussa che nasce anch’essa a Casarsa in località Polveriere e alimentava un tempo il vecchio mulino di Prodolone.

Ad Ovest, al confine del paese, andando verso il Boscàt e Località Sile, scorre il fiume Lin, chiamato anche Roggia dei Mulini perché dava vita a due nostri importanti mulini, quello della famiglia Trevisan a Casarsa e il mulino di S.Giovanni, appartenente alla famiglia dei nobili Zuccheri, che aveva affidato la cura del mulino e della campagna circostante ai suoi mezzadri.

Accanto al fiume Lin non si può non menzionare la bellezza di una perla naturalistica che nasce nei pressi della località Boscàt. A fianco del mulino di Casarsa, scendendo la scarpata della linea ferroviaria Udine-Venezia, si incontra un’Isola Naturalistica, per fortuna diventata oggi Zona Protetta, che attraverso sentieri e acque serpeggianti percorre un territorio ricco di rarità biotipe di vegetazione, fiori e piante insetti e piccoli animali tipici e da salvaguardare. È L’ISOLA NATURALE DELLA POLISUTA, dove nascosta da una rigogliosa vegetazione di Aceri, Salici e Ontani, sgorga una limpida e fresca Olla Sorgiva, la Pulisuta appunto, che in pochi metri dà origine a un gorgogliante ruscello che si arricchisce di acque, fino a gettarsi sul fiume Lin. È una visita da non perdere.

A monte vi è una zona “asciutta” denominata “Torbiera” per la caratteristica del terreno asciutto e ricco di torba, formato dalla millenaria decomposizione di piante e animali.

 

 

LE CASE

 

Le abitazioni richiamano ancora oggi la tipica struttura d’uso agricolo. Negli ultimi decenni le povere e semplici abitazioni di un tempo, grazie a un deciso sopravvenuto benessere, hanno subito profonde trasformazioni, sono state ammodernate, abbellite, ingentilite nelle linee e nella sostanza.
Le tipiche case d’abitazione di un tempo si possono scorgere ancora un po’ dovunque, percorrendo le vie del paese, ma è soprattutto in Via Runcis che si può fare un tuffo nel passato.

Lungo la strada sono ancora ben visibili i muri costruiti con materiale povero con sassi e laterizi disposti in file molto accurate, con qualche strato di mattoni che servivano soprattutto ad ornare con qualche fregio balconi, porte d’entrata e portoni.

I portoni poi erano una suggestiva caratteristica delle vie d’accesso agli ampi cortili, ai bordi dei quali sorgevano le stanze d’abitazione. Al centro c’era la fontana, da cui sgorgavano le acque di utilizzo per tutti i residenti. In fondo si innalzavano le stalle e i fienili e le concimaie, ai bordi delle quali si ergeva una piccola costruzione per lo più di canne o di legno che fungeva da gabinetto per tutti. Non mancavano le porcilaie, i pollai e le conigliere.

Al centro del paese di fianco alla parte Nord della chiesa, si trova un ampio edificio che rimane ancora oggi un fiore all’occhiello della nostra comunità. Si tratta del CENTRO COMUNITARIO PARROCCHIALE costituito da una serie di edifici disposti a corte chiusa già di proprietà della facoltosa famiglia Zuccheri adibita un tempo ad abitazione del “Gastaldo” l’amministratore degli Zuccheri e a centro di raccolta e deposito di tutte le derrate agricole provenienti dalle case coloniche del mandamento.

Ora l’intero complesso acquistato dalla Parrocchia ospita le attività parrocchiali, la sede degli Scout, una ampia cucina con relativo salone per pranzi, banchetti, riunioni e festeggiamenti ed è adibito ad ospitare anche la Sagra Paesana che si tiene il mese di giugno in occasione della ricorrenza del santo patrono.

 

 LE LOCALITÀ

IL BOSCÀT

Una località degna di essere visitata sorge ad Ovest del paese procedendo per la strada che porta a Sile: IL BOSCÀT

È un complesso di vecchie costruzioni posto isolato in mezzo alla campagna strutturato ad anfiteatro, un tempo sede di parecchie famiglie che vivevano di agricoltura autosufficiente.

Le origini secolari della località sono attestate dal toponimo “Boscàt” ad indicare un luogo caratterizzato da estesi e fitti boschi.

Gli storici attestano che in età preistorica sorgesse un Castelliere e in seguito fosse stato anche un insediamento di epoca romana.

La veridicità è comprovata da parecchi ritrovamenti di reperti di selce levigata (punte di frecce e raschiatoi), di ceramiche e manufatti di bronzo. Tali reperti sono oggi conservati nel museo civico di S.Vito.

Un tempo per raggiungere il paese si passava solo a piedi per la “Plancia”, uno stretto ponticello costruito con tronchi e assi di legno posto di traverso al fiume Lin.

Il manufatto esiste ancora oggi ricostruito con materiale più solido e resistente da un gruppo di giovani sangiovannesi a ricordo di un loro caro amico (Franco Francescutti) mancato per malattia in giovane età.

Anche la “Plancia” merita di essere visitata ed attraversata, perché costituisce uno dei luoghi caratteristici del paese e soprattutto perché da qui si può raggiungere agevolmente l’Isola Naturale della Polisuta.

 

 

 

IL MULINO

Sempre ad Ovest del paese a circa un chilometro dal Boscàt sorge un’altra storica località: IL MULINO.

Anche questa zona è importante per documentare le antichi origini del paese. Nei dintorni del Mulino sono stati rinvenuti resti di laterizi, monete e aghi di età romana, una fornace, un’ascia forata in pietra levigata e un pugnale risalente all’età neolitica.

Sulle sponde del Lin sorge il vecchio mulino anch’esso appartenente un tempo agli Zuccheri con annessi edifici abitati dai mezzadri.

Si presume che gli edifici formati da abitazioni, stalle, fienili e dal vecchio mulino risalgano quanto meno al 1500.

 

 

 

I MONUMENTI

 

LOGGIA COMUNALE

L’attività dei sangiovannesi pulsava nel cuore del paese, dove sorgono in una piazza delle dimensioni per la verità piuttosto ridotte, i manufatti più caratteristici come la Chiesa Parrochiale, la Loggia Comunale, il Monumento ai Caduti ed alcuni palazzi nobiliari, come Palazzo Pretto e Palazzo Pittoti.

Il monumento più antico e più celebre è la LOGGIA COMUNALE.

Rimane ancora oggi una testimonianza preziosa ed emblematica dell’importanza che S.Giovanni rivestiva nel territorio in epoca medievale. A Sud della piazza, affacciata su Via Villa, appare ancora integra nella sua struttura. La costruzione risale al XIV secolo  ed è costituita da due piani in stile gotico-veneziano. Al piano terra si può scorgere un androne delimitato da tre archi, all’interno del quale corre su tre pareti un gradone di pietra su cui si sedevano i rappresentanti della vicinìa. Sulla parete di fondo di pregevole fattura artistica è l’affresco rappresentante La Sacra Famiglia del celebre pittore sanvitese Pomponio Amalteo.

La loggia in età medievale costituiva il cuore della vita politica ed amministrativa di tutto il circondario. Sotto le sue volte si riuniva la “vicinìa” presieduta dal Gastaldo e in seguito dal Podestà che, con la comunità più rappresentativa degli abitanti, discutevano e prendevano le decisioni di interesse comune, come il lavoro, le gabelle, la difesa del territorio e l’amministrazione della giustizia.

 

MONUMENTO AI CADUTI

All’imbocco di Via Plebiscito si innalza il MONUMENTO AI CADUTI a perenne memoria dei sangiovannesi periti in tutte le guerre.

Eretto nel 1922 è formato da una colonna piramidale svettante verso il cielo, sormontata da un’aquila di bronzo con le ali spiegate.

Ai lati due colonnine sormontate da autentiche granate che sorreggono due lampadari in ferro battuto.

Sul monumento sono poste le lapidi con i nomi dei sangiovannesi dispersi o caduti nelle guerre combattute dal 1911 al 1945.

 

 

 

IL CAMPANILE

  

Le due opere che spiccano maestose in tutto il paese rimangono IL CAMPANILE e la CHIESA PARROCCHIALE.

IL CAMPANILE eretto tra il 1878 e il1882 per volontà dell’allora illuminato parroco Mons. Francesco Franchi, in stile gotico dal famoso architetto Raimondo D’Aronco, dall’alto dei suoi 54 metri di altezza, svetta slanciato ed imponente nella pianura friulana e costituisce ancora oggi un vanto ed un punto di riferimento indelebile per tutti i sangiovannesi. Mirabili ed armoniose sono le tre campane di bronzo, istoriate da artistici rilievi e scritte di natura sacra.

 

 

LA CHIESA PARROCCHIALE

     

 

La Chiesa Parrocchiale è l’orgoglio dei sangiovannesi. Costruita nei primi anni del ‘900, su una perimetrazione ampliata di una chiesa precedente, è dedicata a San Giovanni Battista, ancora in epoca longobarda, quando questo popolo si era insediato nel nostro territorio e lo aveva amministrato. La chiesa venne costruita per volontà del parroco Don Francesco Franchi e fu completata e consacrata nel 1908.

Eretta su progetto dell’architetto Federico Berchet e su disegni del giovane architetto Domenico Rupolo, per la quale scelse lo stile gotico, spicca per le sue dimensioni. Alta 27 metri, con i suoi 54metri di lunghezza e 19 di larghezza, risulta armonica e proporzionata nel suo aspetto complessivo.

Oltre alla bellezza architettonica, la chiesa vanta anche molte preziosità artistiche documentate da molte interessanti opere pittoriche, marmoree e lignee, tanto da renderla un prezioso scrigno d’arte, grazie ai migliori artisti dell’epoca che vi lavorarono.

  

Incominciando dall’esterno il nostro sguardo è attirato dal grande portale dell’ingresso principale in rovere di Slavonia del peso di 14 quintali. Composto da 60 riquadri a cornice, che riportano i bassorilievi dei 12 apostoli, tra cui sono riconoscibili S. Pietro con le chiavi e S. Giovanni Battista con i libri dei Vangeli e l’aquila ai piedi. Sopra il portale si ammira la magnifica lunetta raffigurante il rilievo del Battesimo di Cristo. Realizzata dallo scultore Luigi de Paoli, rappresenta Gesù nelle acque del Giordano che riceve da San Giovanni le acque lustrali. Al centro l’ampio rosone domina stupendo la superficie della facciata.

Di notevole pregio artistico è anche la porta laterale Sud, anch’essa in rovere massiccio. Realizzata dall’intagliatore Giovanni Costantini è divisa in 24 formelle in bassorilievo, incorniciate da corde intagliate. In ogni formella spiccano le figure di 24 santi in atteggiamento ieratico e riconoscibili ciascuno per i simboli iconografici con cui sonno raffigurati.

All’interno il nostro sguardo abbraccia la vastità degli spazi. Un ‘ampia navata sorretta ai lati da una serie di alti colonnati abbinati a due a due che suddividono due navate laterali più piccole, ci conduce all’altare maggiore e al coro attraverso una elegante scalinata.

Sulle pareti delle due navate laterali si innalzano quattro altarini dedicati a San Lorenzo, alla Madonna del Rosario, a San Giovanni e Alla Mater Domini.

L’altare della Mater Domini o dell’Immacolata, scolpita in marmo di Carrara da Domenico Rupolo, rappresenta la Madonna Orante sotto un baldacchino a guglia gotica, con le mani aperte verso l’alto in atto di ringraziamento per essere stata prescelta.

L’altare e la statua di San Giovanni Battista, in marmo di Carrara, opera degli scultori Possamai e Carletti, che raffigurano il santo vestito di pelli in atto di predicare con la mano sinistra raccolta sul petto e la destra che regge il crocifisso.

Il Pulpito in legno di tiglio sul cui pannello di facciata è rappresentata La Predicazione di Gesù dalla barca sul Lago di Genezaret. È un’opera di pregevole valore artistico, realizzata dallo scultore Giuseppe Scalambrin, che ha avuto la capacità di descrivere i particolari di fondo e le figure con tale accuratezza da dare l’impressione di un quadro vivente.

Di notevole espressività pittorica sono anche le litografie che raffigurano Le Stazioni Della Via Crucis, opera del pittore piemontese Luigi Morgari, che dalle figura ha saputo trarre con veridicità la dolorosa passione di Cristo.

L’Altare Maggiore, è l’opera più maestosa, più suggestiva e più preziosa dell’intero complesso. E’ una fantasmagoria di marmi, di statue, di nicchie e di guglie. La nicchia centrale attira lo sguardo sul prezioso tabernacolo, in argento dorato opera dell’orafo veneziano Tamburlini. Maestoso l’angelo esultante che sovrasta l’altare con il cartiglio inneggiante “gloria in excelisis deo”.

Di pregevole fattura rimangono anche i due pannelli ai lati del tabernacolo che rappresentano in bassorilievi Il Sacrificio di Isacco, a destra e L’Offerta di Melchisedech usciti entrambi dalle magistrali mani di Domenico Rupolo.

Sulle pareti del presbiterio sono appese sei tele, due delle quali risultano opere di celebri pittori del cinquecento sanvitese. Si tratta della Decollazione di San Giovanni di Pomponio Amalteo, suggestiva per la veridicità che sprigiona il crudele atto e della Discesa dello Spirito Santo sulla madonna e gli apostoli, opera di Giuseppe Moretto.

Per concludere vale la pena sollevare gli occhi sulla volta dell’abside, per venir coinvolti in un tripudio festante prodotto da una fantasmagoria di colori, di angeli e di stelle dipinti quasi a significare la festa del paradiso, dal maestro Tiburzio Donadon.

 

 

I BORGHI E LE CHIESETTE

 

VERSUTTA E LA CHIESETTA DI SANT’ANTONIO ABATE

 La località di Versutta vanta una storia antichissima essendo già stata menzionata in una bolla papale del 1186.

La borgata appartenente nel medioevo alla famiglia dei conti Mels è ora universalmente conosciuta come il più vivo ricordo dei luoghi pasoliniani.

Durante i bombardamenti che, nell’ultima guerra stavano devastando Casarsa, Pasolini aveva trovato riparo presso la famiglia Bazzana di Versutta e la borgata era diventata il suo abituale luogo di residenza.

 Qui il poeta trascorreva la maggior parte delle sue giornate e nel “casèl” della campagna Spagnol dava lezione ai ragazzi che non potevano frequentare le scuole a causa della guerra, ma soprattutto era diventato anche il punto di ritrovo dei giovani poeti dell’“Academiuta di Lenga Furlana” fondata da Pasolini stesso.

Ora quel suggestivo manufatto ombreggiato allora da due magnifici pini è rimasto un rudere.

 

Per fortuna, grazie all’interessamento dell’associazione locale “ La Beorcja”, la piazza della borgata è stata qualche anno fa oggetto di un interessante recupero, progettato dall’architetto De Rocco, all’insegna del ricordo pasoliniano.

Di fianco alla strada ci si può fermare e dissetarsi ancora alla “fontana di aga di rustic amour” come facevano gli allievi di Pasolini.

 La perla artistica di cui non solo i versuttani ma anche tutti i sangiovannesi si vantano rimane però l’antica CHIESETTA DI SANT’ANTONIO ABATE.

È ritenuta il più antico monumento cristiano di tutto il territorio casarsese e “una delle testimonianze più importanti del medioevo artistico dell’intero Friuli”.

Non si conosce con precisione la data della sua costruzione, tuttavia tutti concordano risalga al 1300 eretta su una costruzione primitiva risalente al 900 o 1000.

La chiesetta è ricca al suo interno di pregevoli affreschi risalenti al 1300, 1400 e 1500, probabilmente commissionati dai nobili Mels a cui tutto il territorio circostante apparteneva.

La facciata è decorata da una lunetta che contiene la statua di Sant’Antonio benedicente con ai piedi l’immancabile maiale.

L’opera di gusto rinascimentale è fatta risalire al XV secolo.

All’interno la chiesa è ricca di affreschi alcuni chiaramente leggibili, altri piuttosto deteriorati, ma che testimoniano la mano di valenti artisti.

Sulla parete mediana di destra si possono ammirare le figure di San Daniele, di Santa Caterina, il trionfo di Sant’Orsola e di Cristo Giudice tra i Santi.

Sul gomito della parete frontale un imponente Sant’Antonio a destra e San Liberale a sinistra.

 

Il presbiterio sulla parete destra è arricchito dalla figura di Santa Lucia protettrice della vista, una Madonna con Bambino e un San Rocco. Sulla lunetta meridionale è raffigurata la scena del Trasporto di Sant’Antonio su un suggestivo sfondo di paesaggio naturale, mentre nella zona absidale si ammira una deliziosa Incoronazione della Vergine sovrastata da tre angeli musicanti.

A completare il pregevole insieme artistico concorre la volta dell’abside dove compaiono i medaglioni dei quattro evangelisti sorretti da angeli festanti.

Un’ultima menzione merita anche la parete esterna Sud dove compaiono i riquadri degli affreschi consunti di San Cristoforo, una Madonna col Bambino e l’immagine di un santo. La notazione interessante è che tali affreschi erano coperti da uno strato di intonaco. Fu Pasolini a scoprirne la presenza e a portarli alla luce facendo sfregare la parete ai suoi allievi con cipolle fresche.

 

 

LA CHIESETTA DI SAN FLORIANO

È una appartata chiesetta che sorge nella borgata omonima al confine con il comune di S. Vito al Tagliamento.

Dedicata al santo omonimo venne eretta nella seconda metà del 1400, ma subì l’incendio e la distruzione dell’invasione turca nel 1499, che proveniente da Codroipo attraverso il guado del Tagliamento mise a ferro e fuoco la borgata prima di dirigersi verso Cordenons. Ricostruita verso il 1600, conserva al suo interno interessanti affreschi rinascimentali, i più antichi dei quali visibili nella navata sono iscrivibili a pittori della scuola del Bellunello. La maggior parte dei restanti affreschi che appaiono nelle pareti della navata, nell’arco trionfale e nella volta del coro sono opera del sanvitese Cristoforo Diana, che si ispira alla pittura del Pordenone e dell’Amalteo. Gli affreschi narrano storie del Vecchio e Nuovo Testamento, raffigurano Santi, Profeti, Angeli ed Evangelisti, ma la cosa più interessante è la storia completa della vita di San Floriano che, a detta dei critici è l’opera più ben riuscita del repertorio del Diana e “l’unico ciclo organico di dipinti esistenti in Friuli dedicato alla vita del santo”.

 

 

LA BORGATA DI RUNCIS E LA CHIESA DI SANT’URBANO

Sulla strada che si diparte in perpendicolare dalla facciata della chiesa parrocchiale si snoda il “Borc Runcis” Borgo Runcis, dove sorgono i caratteristici portoni che testimoniano l’esistenza della tradizione contadina di S.Giovanni.

La borgata deriva il suo nome dal toponimo “Roncs” che sta ad indicare la presenza primitiva di un bosco sfrondato dalle roncole per procurare legna da ardere.

Su una piccola piazzetta da cui si diparte il bivio di Via Sabotino, sorge la CHIESA DI SANT’URBANO eretta verso il 1600 che rimane ancora oggi il centro pulsante della vita e delle iniziative della borgata unitasi in associazione denominata “ator dal pos”, proprio perché al centro della piazzetta fa bella mostra di sé un vecchio pozzo riportato alla luce e restaurata su iniziativa della comunità nel 1999.

L’interno della chiesa presenta l’altare raffigurante l’affresco della Madonna Addolorata affiancata da due angeli alati.
Sulla destra prima di giungere all’abside si può ammirare un pregevole pala raffigurante Sant’Urbano e sulla sinistra una teca custodisce una raffinata scultura lignea di Madonna con Bambino.

 

 

LA CHIESETTA DI SANTA MARGHERITA A SILE

È la borgata più distante dal paese dalla strada che porta ad Ovest, dopo aver attraversato il ponticello sul fiume Lin e aver lasciato sulla destra il Boscàt si giunge a Sile. È una tranquilla e pacifica borgata il cui suolo però vanta una storia antica, essendo stati ritrovati reperti di un antico castelliere, e il tracciato di una strada di epoca romana.
La sua presenza è avvalorata da un documento del 1182 col nome di “curtem”, cioè come luogo rurale retto ad economia curtense, dominato da un signore che vi risiedeva, cui erano annessi altri feudi e dove vi abitava la contadinanza che lavorava le terre del signore.

In questa borgata, appartata e silenziosa, si innalza elegante la Chiesetta di Santa Margherita, che non vanta particolari preziosità artistiche, ma ha senz’altro una sua profonda dignità devozionale.

La facciata è resa gradevole alla vista da un piccolo rosone con sopra una nicchia a forma di croce. Gli spioventi della copertura sono abbelliti da un fregio che arricchisce la parete.

Eretta nel 1500, all’interno conserva un pregevole altare in legno delimitato da due colonne ed affreschi devozionali di epoca cinquecentesca.

 

 

I CAPITELLI

IL CAPITELLO DELLA MADONNA DEL CARMELO

Quasi al termine di via Runcis sorge il Capitello dedicato alla Madonna del Carmelo meglio conosciuto con il nome popolare “GLISIUT”.

Non è dato sapere la data di costruzione, tuttavia gli studiosi propendono trattarsi di un’opera del XVI secolo, costruita sul limitare di un bosco, a scopo votivo-propiziatorio.

L’affresco, restaurato con competenza e buon gusto una decina di anni fa, presenta al centro la Madonna del Carmelo appunto coperta dall’inconfondibile scapolare che la identifica, col bambino benedicente in braccio, attorniata da due angeli recanti una corona regale.

Sul lato sinistro è rappresentato San Sebastiano col corpo trafitto da alcune frecce e Sant’Urbano con i classici paludamenti papali.

Sul lato destro appaiono Sant’Antonio da Padova con il classico saio francescano e probabilmente San Floriano, scarsamente leggibile, data l’usura del tempo.
L’affresco è ritenuto di buona e gradevole riuscita pittorica, ma oscura rimane l’appartenenza realizzativa.

 

IL CAPITELLO DI SANTA BARBARA

In Via Sile si innalza, a forma di torretta tondeggiante il Capitello di Santa Barbara protettrice degli artiglieri, degli artificieri e dei minatori.

Anch’esso è un capitello votivo in quanto fu fatto costruire dagli abitanti di Via Sile nell’autunno del 1947, a ringraziamento di essere usciti indenni da un pauroso bombardamento aereo che provocò ingenti danni in tutto il circondario, e alla stazione di Casarsa, che pagò un grosso tributo di vittime e distruzioni.

Nella nicchia centrale è raffigurata Santa Barbara Protettrice, su disegno e progetto del pittore sangiovannese Giuseppe Peloi.

 

©2015 Testi di Sergio Clarotto
Foto di Sergio Clarotto, Loredana Morassutti e Gabriele Francescutti

 

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