Il gruppo marciatori Cjamina Ridint di San Giovanni di Casarsa è nato nel settembre del 1972 con la partecipazione alla marcia di Dignano (Udine).

Il 24 giugno 1973 (giorno del Santo Patrono a San Giovanni) organizza la 1^ edizione della “Vieni e Cammina”, una delle prime marce non competitive in provincia di Pordenone.

Il gruppo si costituisce in associazione e un po’ alla volta raccoglie attorno a se molti appassionati che alla domenica si ritrovano per partecipare alle marce organizzate in Provincia e in Regione.

Ma è soprattutto l’organizzazione della “Vieni e Cammina” l’elemento che contraddistingue il Cjamina Ridint: la preparazione meticolosa del percorso con la prerogativa di valorizzare il paesaggio, prediligere gli spazi verdi e le strade campestri, la presenza sempre di una persona agli incroci, le medaglie disegnate a mano ad ogni edizione, coinvolgimento del paese nella preparazione e realizzazione della manifestazione, sono solo alcuni degli elementi che hanno fatto della marcia una delle più apprezzate in Provincia.

Così il compianto Pieri Cristante, storico presidente del gruppo, descrive il clima della “Vieni e Cammina” in un’intervista del 2006:

Quando si parla di Cjamina Ridint per me è come se si parlasse di San Giovanni, della gente del nostro paese, bambini, giovani, adulti, anziani, che avevano piacere di venire a dare una mano alla marcia. Era questo l’aspetto più bello: l’atmosfera di paese che si creava e si respirava”.

Il Gruppo Cjamina Ridint negli anni ha collaborato a livello organizzativo ad alcune marce della zona (come la marcia di Versuta), ha seguito varie edizioni della Lucciolata per la Via di Natale del nostro Comune e, in collaborazione con altri enti ed associazioni, ha organizzato la storica staffetta “Tolmino – Casarsa” del 2 maggio 1976.

Nel 1997 il Cjamina Ridint, per mancanza di ricambio generazionale, ha concluso la sua attività organizzando l’ultima edizione (la venticinquesima) della Vieni e Cammina.

 


 

Pubblichiamo di seguito un’intervista allo storico presidente del Cjamina Ridint, il compianto Pieri Cristante, rilasciata al giornale di San Giovanni “Punto Giovani” nel novembre del 2006.

 

UNA VITA… CIAMINANT RIDINT

intervista a Pieri Cristante

Pieri Cristante (Fantin) è una persona che non ha bisogno di tante presentazioni perché è molto conosciuto in paese, perché ha sempre vissuto dentro il paese. Tra le tante attività che ha fatto per la comunità, forse una in particolare spicca  più delle altre: quella con il Cjaminà Ridint, il gruppo marciatori di San Giovanni, di cui Pieri è stato presidente e punto di riferimento per tanti anni. E’ ancora vivo il ricordo del clima magico che si creava  il giorno della “Vieni e Cammina”. La piazza piena di gente che poi, con chiassosa allegria, si riversava sulle strade del nostro paese (anche le più sperdute). Era una festa. C’era Lory Querin che risolveva tutti i problemi dell’ultimo minuto, c’era Erminio Cristante che di buon mattino partiva a segnare il percorso, Beppino Sclippa che preparava in maniera impeccabile il tavolo delle iscrizioni. E poi Alessio Pitton, Egidio Culos, Bruno Miorin, Aristide, lo speaker Ciarli e tante altre persone ancora. Al momento della partenza tutto “l’esercito” (chi stava agli incroci, chi ai ristori, ecc.) era pronto al suo posto. Dietro, la regia perfetta di Pieri. Ma lasciamo a lui la parola…  

 

Quando è nato il Cjamina Ridint?

Nel settembre del 1972. Ci siamo trovati quasi per caso per partecipare ad una marcia a Dignano. Eravamo circa una decina di persone. Alla fine di quella marcia mi ricordo che quasi inconsapevolmente ci siam detti: “Qui siamo un gruppo.” E così per un periodo ci trovavamo spontaneamente alla domenica mattina per andare a marciare.

E dopo quelle prime marce?

Alla fine del ’72 mi ricordo che Gigi Bozzetto ci aveva detto che per mantenere in piedi un gruppo ci voleva una struttura ben definita e così abbiamo iniziato a pensare ad un’organizzazione, anche se molti di noi erano contrari.

Perché?

Perché già la società di quegli anni ti inquadrava e noi, andando via per i campi, volevamo sentirci liberi.

Chi erano le persone che facevano parte del gruppo?

Preferisco non fare dei nomi perché mi dispiacerebbe dimenticare qualcuno, mi sembrerebbe quasi di togliergli qualcosa visto che chi veniva a dare una mano dava l’anima. In 25 anni è passata tanta e tanta gente ed è difficile ricordare tutti.

Quando si è svolta la prima “Vieni e Cammina”?

Il 24 giugno 1973.

Quando iniziavate a preparare la marcia?

Preparavamo la marcia un anno per l’altro. Un anno prima dovevi incominciare a dire alle persone se venivano a darti una mano. La marcia di quel giorno la vivevi tutto l’anno, per una marcia di 20 Km facevamo 200 Km per trovare il percorso.

Quante persone venivano a dare una mano il giorno della marcia?

Anche 60 persone. Quando partiva la corsa poi ognuno era al suo posto.

Qual’era la prima cosa che preparavate?

Prima di tutto decidevamo il percorso da fare. Si andava via insieme un gruppetto di noi, a volte si trovava da dire per decidere per dove passare, ma era bello questo clima di discussione perché volevi fare meglio dell’anno prima. Il percorso però lo facevamo secondo i nostri gusti. Doveva passare ad esempio dove c’era il verde, dove c’erano le fontane così un marciatore poteva rinfrescarsi.

Un altro aspetto che caratterizza le marce sono le medaglie. Qual’era la caratteristica delle medaglie della “Vieni e Cammina”?

Nella medaglia ricordo venivano rappresentati ad ogni edizione i luoghi caratteristici di San Giovanni. Era anche quello un modo per valorizzare il paese.

Per ogni partecipante c’era la medaglia. Ma premiavate anche i primi?

No, anche se qualcuno ci dava i premi per premiare che arrivava primo, ma noi preferivamo metterli a sorteggio o li assegnavamo in un altro modo (es. famiglia più numerosa, ecc.)

Ma c’era una caratteristica che differenziava la “Vieni e Cammina” rispetto alle altre marce?

A noi non bastava mettere un segnale all’incrocio, ma accanto al segnale doveva esserci anche la persona. Quando un marciatore è stanco, se vede una persona gli da coraggio, gli tira su il morale.

Cosa significava per voi lavorare con il paese?

Posso portare un esempio significativo. Tanti negozi di San Giovanni contribuivano per la marcia. Un anno c’era un grosso sponsor che ci avrebbe rifornito tutti i ristori gratis. Noi l’abbiamo rifiutato per non “calpestare” e non fare un torto a tutte le persone e le piccole realtà del paese che avevano il gusto di contribuire. Questo era un po’ il nostro spirito.

Collaboravate con altri gruppi e associazioni?

Eravamo aperti alle altre associazioni del paese e davamo una mano a chi organizzava le prime marce qui in zona.

Quali?

Quella di Versutta e la marcia del Vino di Casarsa. Come gruppo siamo stati tra i fondatori del Comitato Marciatori di Pordenone. 

Ma durante l’anno partecipavate anche ad altre marce con il gruppo?

Andavamo a marciare quasi ogni settimana. Partecipare ad altre marce non solo ci dava la possibilità di passare una bella domenica in compagnia ma ci permetteva di vedere come la preparavano gli altri, di cogliere gli aspetti che ci piacevano, per poi migliorare la nostra.

Quanti anni è durato il Cjamina Ridint?

Venticinque anni.

Domenica scorsa (12 novembre) abbiamo ascoltato una cassetta del 1977 di Radio Venere dove c’era Giliante Castellarin che intervistava, al termine della marcia, alcuni dei marciatori presenti. Ascoltandola, ciò che più colpiva delle parole dei corridori era la gratitudine verso gli organizzatori per la bellezza della marcia, del suo percorso. Si può dire che la “Vieni e Cammina” è stata anche un biglietto da visita per San Giovanni?

Beh, forse sì e noi eravamo orgogliosi di questo. Tanti marciatori, ad esempio, alla fine della marcia ci facevamo notare, al di là della segnaletica disposta in una certa maniera, dell’accoglienza che ricevevano ai ristori… Queste per me erano soddisfazioni enormi che poi ti ripagavano di tutto il lavoro fatto per prepararla. Per noi comunque non c’era solo il partecipante che doveva essere contento ma anche tutte le persone che venivano a darci una mano.

Cos’era per te il Cjamina Ridint?

Quando si parla del Cjaminà Ridint per me è come se si parlasse di San Giovanni, della gente del nostro paese, di bambini, giovani, persone adulte, anziane che avevano piacere a venire a dare una mano alla marcia. Ad un certo punto non era più solo un gruppo marciatori ma un gruppo che viveva l’atmosfera di paese.

E cos’è per te il paese?

Il paese è la mia radice. Se tagli la radice muore la pianta. Io mi emoziono nel vedere il tramonto alle sedole. E’ quello il mio tramonto. Passare davanti alla mia chiesa e dire “varda la me glisia”. Essere orgogliosi di qualche personaggio del mio paese e dire: “Varda, chista a è zent dal me paìs”.

 

Ringraziamo Pieri per la chiacchierata. Forse il segreto del Cjamina Ridint è stato proprio questo modo intenso di vivere il paese perché le emozioni si possono trasmettere solo se si vivono in prima persona. L’intervista è voluta essere un omaggio non solo a Pieri ma anche a tutte le persone che hanno fatto  parte del Cjaminà Ridint e che hanno regalato dei momenti spensierati e indimenticabili a tanta gente di San Giovanni.  

 Pieri

 

Pieri e Alessio

 

Il materiale fotografico sulla storia del Cjamina Ridint pubblicato nel sito è dell’archivio di Pieri Cristante.
Citiamo anche Costantino Castellarin (Tinuti) autore di numerose fotografie.  

 

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